Il taglio più radicale, e ampiamente contestato dalle più importanti ONG, è stato la riduzione del 92% dei contributi a USAID, operato a inizio 2025 dall’amministrazione Trump. Lo stop immediato all’erogazione dei finanziamenti ha decretato la fine dell’agenzia statunitense per lo sviluppo che da sola gestiva il 42% degli aiuti umanitari mondiali. Seppur non con la medesima intensità, molti altri governi stanno riducendo il proprio impegno nei programmi di cooperazione e sviluppo, modificando profondamente il quotidiano di associazioni e organizzazioni.
Per garantire una continuità nelle attività, per queste realtà diventa sempre più necessario riorientare i propri interventi, focalizzandosi su gruppi e problematiche più prossime.
Un discorso analogo vale anche per la ricerca di finanziamenti: non potendo più fare capo (o in maniera ridotta) al sostegno pubblico, associazioni e ONG devono sviluppare e aprire nuovi canali di finanziamento. La generosità dei cittadini e di organizzazioni filantropiche non è venuta meno, ma occorre sapere come muoversi in un terreno che per molti finora è stato poco, se non per nulla, esplorato.
Ne parliamo con:
Anna Jaquinta, ricercatrice presso il Centro Competenze in Cooperazione e sviluppo della SUPSI, responsabile del CAS in Cooperazione e sviluppo;
Federica Giudici, direttrice della Cooperativa Baobab;
Giampiero Giacomel, consulente e docente in ambito di fundraising in Svizzera, Italia e Regno Unito e docente SUPSI dei SAS in fundraising.