Nella prima fase di emergenza che ha colpito in particolare ospedali, case di riposo e istituzioni sanitarie, ne è seguita una seconda in cui il Paese si è confrontato con la riorganizzazione delle attività produttive, dei servizi sociali, del settore dell'istruzione. Le università hanno reagito con la didattica a distanza, il telelavoro e la digitalizzazione di eventi accademici come open day o cerimonie di laurea. Sul fronte della ricerca e dei servizi al territorio la risposta è stata altrettanto concreta e immediata.
Corona Immunitas Ticino è stato il ramo cantonale di un progetto nazionale coordinato dalla Swiss School of Public Health e supportato dall’Ufficio federale di sanità pubblica. Vi hanno aderito 14 università e organizzazioni sanitarie collaborando in modo coordinato a livello nazionale. Alle nostre latitudini lo studio regionale è stato condotto dall’Istituto di salute pubblica dell’Università della Svizzera italiana e dal Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI, in collaborazione con l’Ente Ospedaliero Cantonale, l’Istituto di Ricerca in Biomedicina e altri partner pubblici e privati.
Laurie Corna è Professoressa in invecchiamento e qualità di vita presso il Centro competenze anziani. All'interno di Corona Immunitas Ticino è stata Academic Leader per la coorte della popolazione anziana (65+ anni) e a marzo del 2020 era arrivata in Ticino da appena sei mesi “all’improvviso mi sono trovata a collaborare con colleghi dell’USI, dell’EOC, dell’IRB. La partecipazione a questo studio è stata una sfida ma anche un’opportunità professionale per entrare subito in contatto con un’ampia rete di ricercator impegnati per lo stesso obiettivo. Il progetto procedeva a un ritmo serrato e a volte avrei voluto più tempo per riflettere su alcuni aspetti della ricerca, come i contenuti dei questionari compilati dalla coorte di cui ero responsabile, quella della popolazione over 65. Detto ciò, e nonostante gran parte del lavoro sia stata svolta a distanza, si è creato tra noi un forte spirito di collaborazione”.
Gli obiettivi erano quantificare la sieroprevalenza del SARS-CoV-2 nella popolazione, monitorare la durata della protezione immunitaria post-infezione e identificare i fattori di rischio delle (re)infezioni, considerando variabili sociodemografiche, comportamentali e ambientali.
Uno dei video della serie “Science in a Minute", ideata per divulgare i risultati di Corona Immunitas
Lo studio condotto in Ticino si è svolto in piena coerenza con quello nazionale, seguendone tutte le fasi tra il 2020 e il 2023. Nel corso di questo periodo sono stati raccolti dati su oltre 3.000 persone, informazioni essenziali per monitorare l'evoluzione della risposta anticorpale al virus e valutare l'impatto della pandemia, così come delle restrizioni, sui comportamenti e sul benessere psicologico dei residenti in Ticino.
Laurie Corna ricorda il suo ruolo e la collaborazione con l’USI, sottolineando come la realizzazione del progetto sia stata possibile solo grazie al lavoro di squadra e alla sinergia tra diversi attori, primi tra tutti i due istituti universitari i cui riferimenti sul territorio erano Luca Crivelli, Direttore del DEASS SUPSI, ed Emiliano Albanese, Direttore dell'Istituto di sanità pubblica dell'USI. "Ero responsabile della coorte longitudinale degli anziani, un ruolo che implicava la definizione degli obiettivi chiave dello studio, la collaborazione con il team nazionale per garantire uniformità nelle domande poste su tutto il territorio e l’approfondimento di tematiche specifiche legate alla popolazione anziana. Abbiamo dovuto stabilire le modalità di coinvolgimento di questa fascia demografica, la più colpita dal COVID-19, e poiché non tutti erano in grado di compilare un questionario online, abbiamo previsto un'alternativa tramite interviste telefoniche. Inoltre, è stata offerta la possibilità di effettuare il prelievo del sangue direttamente a domicilio".
L’esperienza di ricerca maturata in questi anni ha permesso di rafforzare la collaborazione tra esperti e istituzioni, creando una rete solida di specialisti in grado di rispondere in modo tempestivo a nuove emergenze sanitarie. "Sicuramente questo progetto ha mobilitato la comunità scientifica, portandola a lavorare con ritmi serrati su un tema poco conosciuto per fornire risposte rapide alle autorità. Oggi, questa rete di esperti rappresenta una risorsa preziosa, pronta a essere attivata in caso di future crisi sanitarie".