La situazione è seria e senza interventi rischia di trascinare le finanze cantonali in una spirale negativa. Tutti concordi i relatori - Christian Vitta, Marco Bernasconi, Cristina Maderni, Ivo Durisch e Gianluigi Piazzini, preceduti dagli interventi di Samuele Vorpe e Renato Mondada - dell’ultima tavola rotonda della giornata-evento “La fiscalità del domani” organizzata dal Centro competenze tributarie e giuridiche della SUPSI (CCTG) lo scorso 4 maggio al LAC di Lugano. I conti pubblici potrebbero registrare disavanzi stimati a 600 milioni di franchi a partire dal 2029. A influire ci sono numerosi fattori: in primis, il finanziamento delle due iniziative sulle casse malati, vi sono poi le misure di risparmio della Confederazione con nuovi oneri per i Cantoni, il mancato adeguamento della perequazione finanziaria, il finanziamento uniforme delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali (EFAS), la soppressione del valore locativo e nuovi oneri che sommati portano a questo potenziale risultato, in un contesto globale segnato dall’incertezza. Insomma, una tempesta perfetta.
Il Consiglio di Stato lo scorso aprile ha presentato un primo pacchetto di misure per finanziare le due iniziative sulle casse malati accolte in votazione popolare il 28 settembre 2025, per un totale di 50 milioni di franchi, suddivisi a metà fra nuove entrate e riduzione delle uscite. Sul fronte delle entrate la misura più incisiva prevede l’aumento temporaneo dello 0.5‰ dell’aliquota sulla sostanza. Sul fronte delle uscite, i tagli principali riguardano il trasporto pubblico e i contributi al polo accademico cantonale.
Si tratta di una prima proposta a cui necessariamente ne dovranno seguire altre di maggior impatto. Se sul principio sono tutti concordi, sul metodo la convergenza fra le forze politiche è più difficile.
Renato Mondada, Responsabile della Cancelleria della Divisione delle contribuzioni, ha illustrato alla sala le proposte del Consiglio di Stato per finanziare le iniziative popolari sulle casse malati e i loro impatti sulle finanze cantonali
Dove agire sulle entrate?
Da un punto di vista prettamente tecnico le possibilità di aumentare le entrate fiscali non mancano. Nella sua introduzione alla tavola rotonda, il responsabile del CCTG, prof. dr. Samuele Vorpe, ha illustrato nuove potenziali fonti di ricavi, attraverso la leva fiscale. In particolare, sono stati identificati sei interventi di varia natura e impatto.
“Il quadro di riferimento, con l’accoglimento delle due iniziative popolari, è completamente mutato. Sono quindi necessari interventi non solo sul fronte delle uscite, ma soprattutto su quello delle entrate. Le possibilità sono diverse, ma non sarà affatto semplice trovare un consenso politico, che dovrà tuttavia essere necessariamente raggiunto – esordisce Vorpe”.
“Tra le misure possibili vi è anzitutto la revisione dei valori di stima immobiliari, il cui principio di neutralizzazione in vista delle future revisioni sarà oggetto di votazione popolare il prossimo giugno. Penso poi a un aumento della pressione fiscale sui frontalieri, attraverso una revisione della concessione delle deduzioni sociali; all’introduzione di un coefficiente cantonale d’imposta differenziato tra persone fisiche e persone giuridiche; allo strumento delle sovvenzioni dirette sotto forma di crediti d’imposta a favore delle imprese virtuose, a fronte di un aumento dell’aliquota d’imposta sull’utile; così come all’abolizione dell’esenzione tra ascendenti e discendenti in linea diretta ai fini delle imposte di successione e donazione. Vi è inoltre la proposta del Consiglio di Stato di aumentare dal 2,5 al 3 per mille l’aliquota dell’imposta cantonale sulla sostanza. Resta infine aperta la possibilità di incrementare il coefficiente cantonale d’imposta, oggi pari al 100%. Insomma, si potrebbe anche ipotizzare una combinazione di queste misure. L’aspetto essenziale è che la politica si chini seriamente sul problema del finanziamento delle due iniziative”.
Marco Bernasconi, Professore SUPSI, fra i relatori della tavola rotonda
Revisione dei valori di stima immobiliari
La revisione dei valori di stima immobiliari in Ticino avviene ogni vent’anni. Tale esercizio permette di aggiornare, e rendere il valore di stima più aderente al valore venale (il potenziale prezzo sul mercato). Il valore di stima non è utilizzato solo a fini fiscali, ma anche per determinare l’accesso ad alcune prestazioni sociali (borse di studio, rette case anziani, sussidi di cassa malati, eccetera): sono 32 le basi legali che vi fanno riferimento.
Accogliendo la proposta del Consiglio di Stato, il Gran Consiglio ha deciso di posticipare la revisione generale dei valori di stima dal 2025 al 2035, introducendo tuttavia un aggiornamento straordinario dei valori di stima attraverso un aumento lineare del 15%, già inserito nel preventivo 2026.
Stando alle ultime indicazioni fornite dal Consiglio di Stato lo scorso mese di aprile il valore venale del parco immobiliare ticinese corrisponde a 2,284 volte il valore di stima ufficiale. Con il futuro aggiornamento si otterrebbero maggiori entrate stimate a 431 milioni di franchi (404.5 milioni di tributi supplementari, 25.5 milioni di minori sussidi). Cionondimeno un aumento improvviso di questa portata risulterebbe poco sostenibile per i contribuenti, penalizzante per i proprietari di una prima casa e impopolare in termini politici. Per tali motivi si possono immaginare misure di mitigazione come, ad esempio, un raddoppio del limite di esenzione dell’imposta sulla sostanza (che potrebbe passare da 200'000 a 400'000 franchi) o la possibilità di differenziare la valutazione fiscale della prima casa, come viene fatto nel Canton Lucerna.
Gianluigi Piazzini, Presidente della Camera ticinese dell’economia fondiaria (CATEF)
La revisione delle stime immobiliari sarà inoltre oggetto di votazione popolare il prossimo 14 giugno. La popolazione sarà chiamata ad esprimersi sull’iniziativa costituzionale “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima”. Questa prevede che una revisione generale non comporti automaticamente un aumento del gettito fiscale né una riduzione delle prestazioni, degli aiuti e dei sussidi, imponendo quindi al legislatore di intervenire per garantire un equilibrio complessivo.
In relazione a tale proposta si pone una questione di parità di trattamento rispetto alla sostanza mobiliare: se per gli immobili si ipotizzano meccanismi di neutralizzazione degli effetti fiscali degli aumenti di valore, un analogo trattamento non è previsto per i patrimoni finanziari, i cui incrementi si riflettono direttamente sull’imposizione.
Il valore del parco immobiliare tende strutturalmente a crescere nel tempo. Tuttavia, un aumento della pressione fiscale sui proprietari incide su molteplici aspetti economici e sociali ed è particolarmente complesso da attuare dal punto di vista politico.
Deduzioni sociali per frontalieri
A partire dal 2029 con l’abolizione del valore locativo sarà più difficile negare lo statuto di “quasi residente” ai frontalieri. Da una sentenza del Tribunale federale del 2010 chi consegue il 90% del proprio reddito in Svizzera può richiedere la tassazione ordinaria invece di quella alla fonte. Inoltre, con l’introduzione della Legge federale sull’imposizione individuale non sarà più possibile tenere conto forfettariamente del reddito del coniuge per l’aliquota dell’imposta alla fonte. Il cambiamento normativo avrà un impatto negativo di 20 milioni.
Fatte queste premesse potrebbe essere possibile intervenire sul fronte delle deduzioni sociali, accordandole solo ai contribuenti con figli residenti in Svizzera oppure negandola ai contribuenti non residenti, se questi possono fare valere la loro situazione personale nello Stato di residenza. Con alcune modifiche alla Legge tributaria del Canton Ticino (LT) e/o alla Legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (LAID) sarebbe possibile non considerare le deduzioni sociali nel calcolo dell’imposta alla fonte, il cui impatto è comunque rilevante.
Da una prima stima, per i cosiddetti “vecchi frontalieri” la misura porterebbe a un aumento del gettito prudenziale di almeno 20 milioni di franchi. Al momento non è invece quantificabile l’impatto derivante da questo cambiamento sui “nuovi frontalieri”, essendo il numero ancora contenuto, ma gli importi tenderebbero a salire negli anni generando entrate supplementari.
La misura potrebbe trovare i favori interni, ma potrebbe evidentemente creare frizioni nei rapporti con l’Italia e incidere sulle collaborazioni transfrontaliere.
Doppio moltiplicatore cantonale
Argovia, Berna, Friborgo, Ginevra, Grigioni, Neuchâtel, San Gallo, Sciaffusa, Svitto e Soletta hanno un doppio coefficiente d’imposta cantonale: uno per le persone fisiche ai fini dell’imposta sul reddito e sulla sostanza, e uno per le persone giuridiche ai fini delle imposte sull’utile e sul capitale. Tale misura permette maggiore flessibilità politica, poiché sarebbe possibile scegliere su quale tipologia di contribuenti aggravare o sgravare il coefficiente. Non costituisce una vera misura per accrescere il gettito fiscale, ma può essere utilizzata per decidere su chi chiedere maggiori sacrifici in termini fiscali.
Ivo Durisch, Deputato in Gran Consiglio, Capogruppo del Partito socialista
Crediti d’imposta qualificati rimborsabili
Si tratta di uno strumento d’incentivazione in risposta all’introduzione dell’imposta minima dell’OCSE del 15%. I Cantoni Grigioni, Zugo e Basilea Città hanno adottato, mentre Lucerna lo sta per adottare, lo strumento del credito d’imposta rimborsabile qualificato per potenziare le iniziative imprenditoriali considerate economicamente strategiche. L’obiettivo è promuovere le attività economiche che tengono conto di un interesse pubblico rilevante, come la ricerca e sviluppo, la sostenibilità ecologica/ambientale, l’economia circolare e il settore tecnologico attraverso la concessione di sovvenzioni che viene erogata sotto forma di riduzione del debito d’imposta.
Si potrebbe sostituire l’attuale Legge per l’innovazione economica con una “Legge sulla promozione della piazza economica” incentrata sulla concessione di crediti d’imposta qualificati rimborsabili, da concedere a tutte le imprese che soddisfano i criteri previsti (ricerca e sviluppo, salari adeguati, salvaguardia ambiente, ecc.).
Per non perdere gettito fiscale, si dovrebbe ipotizzare un aumento dell’aliquota sull’utile delle persone giuridiche che poi verrebbe, almeno in parte, neutralizzata dall’erogazione delle sovvenzioni in favore delle imprese “meritevoli”. Si tratta di una leva indiretta che non produrrebbe effetti immediati sul gettito e che potrebbe favorire nel lungo periodo una trasformazione della struttura economica cantonale.
Cristina Maderni, Vice presidente Cc-Ti, Presidente Ordine dei Commercialisti del Cantone Ticino, Presidente FTAF e Deputata in Gran Consiglio del Partito Liberale Radicale
Invio spontaneo certificato di salario
La proposta prevede che il datore di lavoro invii automaticamente all’autorità di tassazione il certificato di salario del proprio dipendente. Così facendo si vorrebbe ridurre l’evasione fiscale. La misura comporterebbe tuttavia un maggior onere amministrativo per autorità fiscale e datori di lavoro.
Imposte di successione e donazione
In Ticino e nella maggioranza dei Cantoni, coniuge e discendenti diretti sono esenti dall’imposta di successione e donazione. Altri eredi, come fratelli, nipoti, partner conviventi e persone senza legami di parentela, sono soggetti a tassazione, con aliquote massime variabili dal 15,5% al 35% secondo i gradi di parentela. Solo Appenzello Interno, Neuchâtel e Vaud prevedono un’imposizione di successioni e donazioni superati determinati importi. Anche in questo caso ci sarebbe un potenziale di risorse per lo Stato, ma la misura faticherebbe a trovare larghe maggioranze.
Christian Vitta, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia (DFE)
Scelte politiche
“Tutte le misure qui proposte troveranno inevitabilmente favorevoli e contrari. Occorrerebbe però ragionare in un’ottica di simmetria dei sacrifici. A mio avviso, l’invio spontaneo del certificato di salario rappresenta una misura semplice, destinata senz’altro a produrre benefici. Tuttavia, non mi aspetto che essa possa generare entrate fiscali particolarmente rilevanti. Quanto alle deduzioni sociali per i frontalieri, una misura i cui effetti sono destinati a manifestarsi nei prossimi anni è quella di negare la deduzione sociale per figli ai nuovi frontalieri. Questa categoria di contribuenti non residenti deve infatti dichiarare i propri redditi in Italia, Stato che già considera la loro situazione personale e familiare. È quindi corretto che sia l’Italia a concedere tali deduzioni, e non la Svizzera quale Stato dell’attività lucrativa. Interessante è anche la proposta di premiare, attraverso sovvenzioni che riducono le imposte cantonali e comunali, le imprese meritevoli. Si tratterebbe di incentivare soltanto quelle aziende che, attraverso determinati comportamenti, contribuiscono al miglioramento del tessuto economico, tecnologico, sociale e ambientale ticinese. Aumentando l’aliquota dell’imposta sull’utile dal 5,5% all’8%, si genererebbe un budget di 100 milioni di franchi per il solo Cantone, cui si aggiungerebbero ulteriori 80 milioni derivanti dalla quota comunale. Tali importi verrebbero poi restituiti alle aziende che soddisfano requisiti di interesse pubblico individuati dal legislatore cantonale”.
Samuele Vorpe, Direttore del Centro competenze tributarie e giuridiche (CCTG)
“Quanto alla revisione delle stime immobiliari, al momento è opportuno attendere e comprendere quale sarà la volontà del Popolo nella votazione del 14 giugno. Infine, il tema delle imposte di successione e donazione dovrebbe rappresentare l’ultima ratio, anche considerando che si tratta di un prelievo fiscale ormai in via di progressiva estinzione nei diversi Cantoni, almeno per quanto riguarda i trapassi tra genitori e figli – conclude Samuele Vorpe”.