È stato pubblicato su Scientific Reports Nature, prestigiosa rivista multidisciplinare open access tra le più citate al mondo, l’articolo dal titolo “Factors associated with increased risk of playing-related disorders among classical music students within the Risk of Music Students (RISMUS) longitudinal study”. L’articolo rappresenta il lavoro di ricerca finale del PhD di Cinzia Cruder, ricercatrice del Laboratorio di ricerca in riabilitazione (2rLab) della SUPSI, che è stato finanziato dal Fondo nazionale svizzero (FNS). Per la SUPSI, hanno partecipato al progetto anche Marco Barbero ed Emiliano Soldini, che hanno collaborato alla metodologia e all’interpretazione dei dati.
Sebbene disturbi di tipo muscoloscheletrico legati alla pratica strumentale (playing-related musculoskeletal disorders – PRMDs)siano comuni tra i musicisti, sono ancora pochi gli studi di tipo longitudinale sui fattori di rischio del fenomeno.
L’obiettivo primario del progetto RISMUS è stato dunque quello di identificare tramite uno studio longitudinale i fattori associati a un maggior rischio di insorgenza di PRMDs tra gli studenti di musica iscritti a diverse istituzioni musicali paneuropee nell’arco di 12 mesi.
Per raggiungere tale scopo è stato chiesto ad un gruppo di 442 studenti senza disturbi muscoloscheletrici e provenienti da 56 università musicali europee, di compilare un questionario online con domande sul proprio stile di vita e le abitudini di pratica musicale, la loro anamnesi, il livello di attività fisica praticata, il disagio psicologico, il perfezionismo e il livello di affaticamento.
L'insorgenza di PRMD è stata valutata dopo 6 e dopo 12 mesi.
I dati raccolti mostrano come cambiamenti nel livello di attività fisica svolta, l'aumento dei livelli di affaticamento e il perfezionismo siano significativamente associati all'insorgenza di PRMDs, verificatasi nel 49% dei partecipanti durante i 12 mesi.
I risultati di questo nuovo studio longitudinale potrebbero influenzare in maniera rilevante le strategie preventive future per ridurre al minimo l'impatto di tali disturbi sulla pratica professionale e sulla vita dei musicisti.
Informazioni bibliografiche
L’articolo completo è disponibile alla pagina seguente:
https://link.springer.com/article/10.1038/s41598-023-49965-7?utm_source=rct_congratemailt&utm_medium=email&utm_campaign=oa_20231222&utm_content=10.1038/s41598-023-49965-7