Si calcola che tutt’oggi circa 2,2 miliardi di persone non abbiano accesso all’acqua potabile, mentre 3,5 miliardi vivano senza servizi igienico-sanitari sicuri. Numeri impressionanti che è opportuno ricordare, anche in un paese in cui l’acqua potabile può sembrare un bene scontato, la cui certezza e sicurezza sono chiamate in causa solo in rare e puntuali occasioni: quando manca a causa di qualche guasto, quando la sua qualità è compromessa da agenti esterni o se sfugge di mano il suo controllo in eventi metereologici estremi.
La constatazione può sembrare banale, ma l’acqua è vita. Lungo i fiumi hanno prosperato le prime civiltà. L’essere umano ha inventato sistemi sempre più complessi per controllarla in tutte le sue forme e trarne nutrimento, energia, vie di comunicazione. Non è infine un caso che, guardando al cielo, si cerchino mondi in cui se ne trovi traccia. Nel suo riflesso, insomma, si specchia il genere umano.
Per la Giornata mondiale dell’acqua, celebrata in tutto il mondo il 22 marzo, proviamo a capire cosa può raccontarci attraverso il lavoro di un ricercatore e una ricercatrice del Dipartimento ambiente costruzioni e design, metaforicamente immersi ogni giorno in questo elemento fondamentale.
Rodolfo Perego è ricercatore del Settore Idrogeologia dell’Istituto scienze della Terra. “Ci occupiamo di monitorare, su mandato del Cantone e all’interno di progetti di ricerca, le acque sotterranee per comprenderne le dinamiche e per migliorarne la gestione”.
Ricerche che partono dall’assunto di fondo che l’acqua non è un bene scontato, neppure in un paese in cui nascono i principali fiumi d’Europa, come la Svizzera. La gestione delle risorse idriche va sempre più affinata per garantire un approvvigionamento adeguato e delle opere di premonizione per affrontare periodi di stress, come quelli vissuti nel recente passato fra piene e siccità.
“Negli acquiferi di fondovalle – prosegue Rodolfo Perego – l’informazione minima che serve per un monitoraggio è il livello piezometrico, ovvero la quota dell’acqua sotterranea espressa in metri sul livello del mare. Se abbiamo a disposizione più punti distribuiti sul territorio, possiamo correlare queste informazioni per capire la direzione verso cui l’acqua scorre e stimarne una velocità di deflusso. L’andamento dei livelli nel tempo ci fornisce anche delle informazioni sul tempo di scarico/ricarica dell’acquifero e la correlazione dell’acqua sotterranea con le precipitazioni”.
“Se analizziamo i dati di temperatura e di conducibilità elettrica – proporzionale a quanti ioni disciolti sono presenti nell’acqua: più è alta, più ci sono sali e minerali disciolti – abbiamo informazioni su eventuali influenze sull’acqua sotterranea da parte di corsi d’acqua come i fiumi; oppure informazioni su quali tipi di rocce l’acqua ha attraversato. Nel caso delle sorgenti, che sono sempre acqua sotterranea, ma in acquiferi rocciosi, i dati di portata, temperatura e conducibilità elettrica sono anch’essi molto importanti perché permettono di stabilirne il grado di vulnerabilità e quindi identificare quali approcci utilizzare per la definizione delle zone di protezione. Negli ultimi anni, due progetti in particolare sono stati molto utili per imparare ad utilizzare tecniche di analisi di segnale per quantificare il rapporto tra fiume ed acquifero: i progetti ‘Caratterizzazione dell’Interazione fra Fiume Vedeggio e acque sotterranee’ e ‘Valutazione dell’effetto del risanamento dei deflussi minimi sulle acque sotterranee’”.
Una stazione a fiume del progetto "Valutazione dell’effetto del risanamento dei deflussi minimi sulle acque sotterranee"
Dalle acque che non vediamo, ma che incuranti della cosa continuano a scorrere sotto i nostri piedi, si passa a quelle che ogni tanto non vogliamo vedere, poiché non nella loro forma più cristallina, ma altrettanto fondamentali e ricche di preziose informazioni.
“Per quanto riguarda la microbiologia l’acqua è un ambiente interessante – esordisce Federica Mauri, ricercatrice e responsabile del Settore Igiene e ambiente dell’Istituto microbiologia. Le acque superficiali come quelle dei nostri fiumi, gli strati più profondi del lago, ma anche le acque di scarico che arrivano agli impianti di depurazione, sono popolate da organismi invisibili (batteri, funghi e virus) diversi per ogni ambiente. La maggior parte sono fondamentali per il mantenimento dell’ecosistema perché sono coinvolti in processi biogeochimici fondamentali per la vita. Per questo è importante studiarne la funzione e la biodiversità. Altri, invece, possono essere patogeni per l’uomo e gli animali per cui è fondamentale monitorarne la diffusione”.
Dalla lettura e analisi di queste informazioni possiamo trarre conclusioni anche sulla nostra impronta. “Il monitoraggio delle acque serve a valute l’impatto – di solito negativo – delle attività umane sulle popolazioni microbiche presenti e può fornire numerose e preziose informazioni anche per la nostra salute. Per esempio, l’identificazione di microorganismi patogeni presenti nelle acque reflue, ma anche nelle acque di fiumi e laghi, può indicarci la loro diffusione nella popolazione. Il Settore Igiene e ambiente è a capo di due progetti in questo ambito. Il primo, concluso nel 2023, ha monitorato la presenza del SARS-CoV-2 nelle acque reflue di alcuni impianti di depurazione del Canton Ticino; l’altro, in corso dal 2016, prevede il controllo della presenza di batteri resistenti agli antibiotici in alcuni corsi d’acqua del territorio e nel lago di Lugano”.
Le parole di Rodolfo Perego e Federica Mauri ci danno un’idea di quanto possano essere ampie e profonde le ricerche sull’acqua, che vanno a lambire anche gli altri Dipartimenti della SUPSI nei modi più disparati. A dimostrazione che l’acqua, in tutte le sue forme e dimensioni, è un elemento per cui c’è e ci sarà sempre sete di sapere.