Lorenzo Di Lucia
L. Di Lucia - La sostenibilità nelle strategie accademiche
SUPSI Image Focus
Dopo la laurea in giurisprudenza a Milano, Lorenzo Di Lucia consegue un Master in Sustainability Studies all’Università di Lund (Svezia), dove rimane per un dottorato sulle politiche pubbliche nel settore dei biocarburanti. Dal 2014 al 2022 è al Center for Environmental Policy di Londra, dove si dedica al funzionamento delle catene di approvvigionamento di carburante bio-based e del loro impatto sociale sul territorio e sulle risorse naturali. A Göteborg, tra il 2019 e il 2023, lavora a modelli decisionali a supporto degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Dal 2023 è docente-ricercatore al Centro competenze management e imprenditorialità SUPSI. Collabora a stretto contatto con le aziende, supportandole nell’adozione di principi di responsabilità sociale d'impresa. Questo include lo sviluppo di strumenti per calcolare l'impronta di carbonio dell'azienda o le emissioni di gas serra di prodotti e servizi. Nell’insegnamento, si concentra sulla CSR e sullo stakeholder engagement. Fa parte del gruppo di lavoro sulla sostenibilità SUPSI.
Lund University, Chalmers University of Tecnology di Göteborg, Imperial College London. Come è affrontata e comunicata la sostenibilità in queste realtà?
Fino a pochi anni fa a Londra, ma anche a Göteborg e Lund, non si parlava di rapporti di sostenibilità. È a partire dal 2022–2023 che hanno iniziato a diffondersi pubblicazioni che presentano progetti e strategie universitarie strutturate in questo ambito. Fino ad allora, gli istituti dove ho lavorato erano impegnati in processi di certificazione settoriali che garantivano il rispetto di standard specifici: di tipo ambientale, come l’uso di carta riciclata, o di tipo sociale, come le misure a favore della conciliabilità lavoro-famiglia. La pandemia ha dato slancio alle pubblicazioni dei rapporti di sostenibilità come li conosciamo oggi: prima hanno iniziato le aziende, poi le università e a ritroso si stanno inserendo comuni ed enti pubblici. Nella mia carriera di ricercatore in Inghilterra e Svezia non ho mai partecipato a progetti simili, che erano nella maggior parte dei casi curati da personale amministrativo. Nella preparazione del rapporto di sostenibilità SUPSI, coinvolgere sia i ricercatori esperti nella materia, che il personale amministrativo attento ai processi di garanzia della qualità dell’Istituto, rappresenta un valore aggiunto che sta alla base di una strategia comune e condivisa.
Una strategia di sviluppo sostenibile richiede pianificazione. Spesso la differenza tra teoria e pratica è grande. In ambito formativo, quali fattori bisogna considerare per proporre soluzioni applicabili?
All’inizio c’è senz’altro consenso sui temi che l’università, in quanto tale, deve affrontare. Alcune criticità possono emergere nel momento in cui le considerazioni sulla sostenibilità si scontrano con gli elementi fondanti dei mandati di ricerca e formazione. La pianificazione di strategie sostenibili è un processo strutturale, richiede tempo, è un complesso di azioni sistemiche che hanno sempre un impatto le une sulle altre. Per fare un esempio, i docenti - a buona ragione - devono preparare gli studenti al mondo del lavoro. Se quest’ultimo non richiede capacità in quest’ambito, si faticherà a inserire in un piano di studi già denso altre ore di lezione dedicate agli aspetti di sostenibilità declinate secondo le esigenze dei diversi percorsi formativi. Adesso, lo sappiamo, la sensibilità su questi aspetti è aumentata e queste competenze sono sempre più richieste, in tutte le professioni. Si tratta di capire come trasmetterle, ma soprattutto di mettere i docenti in condizione di poterlo fare non a scapito, ma in aggiunta agli altri aspetti della formazione.
Nel contesto delle azioni a supporto del Sistema di Garanzia della Qualità SUPSI, prende parte al processo di autovalutazione del Bachelor in Leisure Management.
È un'opportunità per valorizzare gli aspetti di sostenibilità già presenti nel corso di laurea e individuare quelli che mancano o possono essere migliorati. Durante i laboratori, i docenti illustrano come intendono promuovere la consapevolezza sulla sostenibilità tra gli studenti, dopodiché collegano queste idee agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU per valutare la loro inclusione nei moduli del corso. È un processo utile per fornire ai responsabili del corso una fotografia sullo stato dell’arte del bachelor in relazione alla sostenibilità. Senza un lavoro di analisi di questo tipo sarebbe complicato formulare proposte di miglioramento mirate. Nel caso dovesse funzionare potremmo testare questo metodo anche su altri percorsi formativi.
Ogni quattro anni, WWF Svizzera lancia un sondaggio per valutare in che misura la sostenibilità è radicata nei corsi di scienze economiche. Quali riscontri sono emersi nei corsi di competenza del DEASS?
Al sondaggio hanno partecipato il Bachelor in economia aziendale, quello in Leisure Management e il Master in Business Administration con Major in Innovation. Tutti hanno trovato il questionario molto utile e il sondaggio ben fatto. Dal momento che il corso in Leisure Management sta affrontando il processo di autovalutazione avrà risposte molto più complete per il sondaggio. Per gli altri corsi, si tratta di un processo che richiede tempo e attenzione, ma è un’opportunità anche in questo caso di migliorare e di aggiornarsi.