Nella catena di salvataggio la comunicazione e la collaborazione fra soccorritori e personale ospedaliero influiscono sulla presa a carico del paziente. Nelle intersezioni fra i momenti di un intervento d’urgenza (dall’ambulanza all’elisoccorso, dall’elisoccorso all’ospedale) il passaggio di informazioni è fondamentale. Questa affermazione vale ancora di più se si ha a che fare con un paziente pediatrico.
C’è la concitazione del momento, il contesto, il contorno. Tante cose da gestire in poco tempo e, soprattutto in questo tipo di casistica, anche una forte componente emotiva. “La gestione del paziente pediatrico è sempre difficile – esordisce Gioacchino Hernandez soccorritore e responsabile della formazione dei soccorritori del Servizio Ambulanza Locarnese e Valli (SALVA). L’età gioca un ruolo non trascurabile: un bambino di 8 anni è diverso da uno di 10 o 11, anche solo per il peso. C’è l’aspetto della gestione del bambino e dei genitori. Capita anche a noi, come genitori, di sentirci colpiti da quanto stiamo guardando”.
Anche per questo i soccorritori si allenano in simulazioni che permettono di seguire uno schema di intervento preciso, provare e riprovare protocolli affinché nel momento della verità non si commettano errori. Uno di questi aspetti è il passaggio di informazioni su cui si sono concentrati i partecipanti del DAS in salute materna e pediatria della SUPSI, nel corso di una mattinata del loro percorso di formazione continua organizzata alla base REGA di Locarno. “Siamo nel contesto dell’urgenza. In questa mattinata abbiamo voluto sviluppare il pensiero critico dei partecipanti in una situazione ad alto carico emotivo e cognitivo, dove il rischio di errore è reale – spiega Alessandra Merazzi, docente professionista SUPSI. Bisogna adottare un metodo strutturato di trasmissione di informazioni, proprio per garantire la continuità e la sicurezza delle cure. Abbiamo potuto simulare un intervento di urgenza e sperimentare in un contesto protetto”.
I nove partecipanti del DAS si sono confrontati con la simulazione di un incidente purtroppo di stretta attualità. Un bambino di cinque anni a bordo di un monopattino elettrico sbatte contro un muro ferendosi gravemente. L’unica persona che assiste all’incidente è una passante che attiva la catena di salvataggio. Da questo momento in poi giungono i soccorritori del SALVA e, poco dopo, la madre del bambino. I partecipanti sono confrontati con tutta una serie di complessità fino alla consegna del piccolo paziente ai soccorritori della REGA.
“Negli anni abbiamo constatato come il passaggio di informazioni nella consegna fra preospedaliero e ospedaliero vada rafforzato. Esiste un potenziale rischio di perdita dei dati – prosegue Michael Zurru, esperto in cure d’anestesia, soccorritore specialista urgenze e docente del DAS in salute materna e pediatria. In questa mattinata abbiamo chiesto ai nostri partecipanti, per la maggior parte infermieri provenienti dall’ambito ospedaliero, di vestire i panni dei soccorritori. Tutto ciò per migliorare la comunicazione e la collaborazione. Vogliamo far capire com’è complesso raccogliere i dati in questo contesto. Mettendosi in un ruolo fuori dalla propria zona di comfort, facciamo sì che in futuro questi professionisti capiscano meglio i propri partner, sempre tenendo al centro il bambino”.
“È un’esperienza formativa diversa dal solito – conclude Nathalie Rossi, docente senior SUPSI e responsabile del DAS. È il frutto di una collaborazione con il SALVA e la REGA che ci permette di allenare competenze tecniche, ma anche la comunicazione, la presa di decisioni e la collaborazione. Rappresenta un momento di apprendimento sicuro, senza giudizio, in cui si può sperimentare, riflettere sugli interventi svolti e allenare le proprie competenze”.
L’uscita a Gordola è stata inoltre l’occasione per vedere più da vicino i mezzi a disposizione dei soccorritori: argani, reti, imbragature e il nuovissimo elicottero a disposizione dei soccorritori della REGA.